Nonostante ci sia ancora chi nega l’entità del problema, la questione dell’inquinamento da anidride carbonica nell’atmosfera e le sue conseguenze è uno dei problemi più pressanti con cui il mondo si sta confrontando.
Anche se gli stati e gli organismi transnazionali sono ancora ben lontani da iniziative davvero concrete in merito – è recente l’annuncio che il vertice di Copenhagen di dicembre non darà adito ad alcun tipo di accordo sulla riduzione delle emissioni – tuttavia gli studi e le proposte per cercare di modificare questo stato di cose non mancano.
Le idee per ridurre emissioni sono molteplici, ma esiste anche il problema di come eliminare l’inquinamento che è già stato immesso in atmosfera nel corso del Ventesimo secolo.
Tra le varie ipotesi c’è quella di raccogliere la CO2 e di stoccarla in siti sicuri.
I due principali problemi con cui si confronta questa tecnica li riassume Genitron Sviluppo:
Esistono due problematiche riguardo alla cattura della CO2 e la sua sepoltura sottoterra:
1) Come intrappolare l’anidride carbonica in modo efficiente in termini di fabbisogno energetico?
2) Come garantire che l’immagazzinamento sotterraneo della CO2 non creasse delle fughe di gas in grado di ritornare nell’atmosfera e quindi aggravare l’effetto serra e il riscaldamento globale?
Science Backstage spiega come si dovrebbe articolare il processo:
Una delle alternative che più solleticano molti governi mondiali (forse perché non legata allo sviluppo del patrimonio forestale) è la canalizzazione di grandi quantità di anidride carbonica in profondi bunker sotterranei. Un gruppo di scienziati, però, ci ricorda che prima di catturare e conservare il carbonio dobbiamo innanzitutto comprendere cosa accade all’anidride carbonica quando è sepolta nel sottosuolo.
[...] E’ un processo a tre fasi che prevede la raccolta, il trasporto e la conservazione dell’anidride carbonica in appositi siti come una grande salina, o le sorgenti di gas. Al momento attuale, ogni fase è stata dimostrata come fattibile in maniera singola, ma ancora le tre non sono state combinate ad una scala industriale significativa.[...]
La speranza è che questa soluzione momentanea non diventi l’illusoria via di fuga per continuare a produrre energia inquinando senza controllo e con metodi non più sostenibili.
Diversi Paesi europei stanno testando la fattibilità dello stoccaggio dell’anidride carbonica; ma anche fuori dall’Unione Europea c’è chi guarda con favore a questa tecnologia. Ecologiae cita il caso di Australia e Germania:
Dopo mesi di polemiche, esperimenti ed ipotesi, i primi due Paesi ad iniziare la corsa in questa direzione sono Germania ed Australia, che hanno, nella giornata di ieri, annunciato di voler far partire i primi esperimenti.
[…] I tedeschi ci proveranno con il metodo della liquefazione. In pratica si prende la CO2, la si trasforma in liquido e la si stocca sotto terra. Il provvedimento è stato approvato con una legge nella giornata di ieri in via sperimentale, in quanto non si è sicuri sul risultato di questa possibilità. Ha annunciato il Governo della Merkel che i primi esperimenti partiranno a breve e verranno raccolti dati fino al 2015, anno in cui si tireranno le somme. Se dovessero essere positive, si comincerà con la scala industriale.
Ben diversa è la metodologia dell’Australia. Sfruttando quello che hanno in abbondanza da quelle parti, cioè il mare, il Governo australiano ha individuato 10 siti sottomarini, i quali una volta contenevano gas naturale, come ideali per pompare l’anidride carbonica prodotta dalle centrali a carbone. Questo è il famoso pericolo dello stoccaggio di CO2 il quale è potenzialmente una bomba ad orologeria. Se infatti dovesse esserci anche una minima falla in queste gallerie sottomarine, potrebbe esserci una fuoriuscita di anidride carbonica che andrebbe ad intaccare la vita delle migliaia di esseri viventi, animali e piante, che lì vivono, e creare un disastro naturale. I primi esperimenti dovrebbero partire nel 2010.
Tra i primi a sperimentare c’è stata la Norvegia, che adesso intende usare le aree di stoccaggio nel Mare del Nord. Scrive Modus Vivendi:
Anche la Norvegia investe nello stoccaggio sotterraneo di anidride carbonica. La piattaforma di Sleipner, nel mare del Nord, è tra le prime ad aver sperimentato la tecnologia e dopo tredici anni i dirigenti della struttura dichiarano che questa tecnologia è sicura e si può applicare ovunque. Lo scetticismo, però, resta nonostante secondo le stime delle Nazioni Unite lo stoccaggio potrebbe assorbire un quarto delle emissioni di gas serra.
Anche in Italia si guarda con favore alla possibilità, soprattutto in relazione al cosiddetto “carbone pulito“. Il ministro Scajola ha rilasciato dichiarazioni in merito, recentemente, come riferisce Ecoblog:
In Italia dovrebbero sorgere due impianti, il primo, dice il ministro, vorremmo che fosse nel Sulcis in Sardegna, mentre l’altro, già finanziato dall’Europa, nascerà a Porto Tolle in Veneto.
Quella della cattura e del sequestro di CO2, ha concluso Scajola in modo abbastanza deciso, è una tecnologia innovativa di importanza enorme perché nel mondo c’è molto carbone; di questo modo se anche col tempo useremo sempre meno questa risorsa fossile potremo però continuare ad utilizzarla nel futuro breve con meno preoccupazione per l’ambiente. [...]
I trionfalismi del Ministro non sono infatti sulla stessa lunghezza d’onda di altri illustri esperti in materia. Rimangono infatti, fra le preoccupazioni maggiori, forti dubbi sugli effetti che si genererebbero fra la CO2 e l’ambiente circostante di raccolta del gas. Fra i dubbi, quello più preoccupante è l’allarme lanciato da alcuni esperti secondo cui le acque di falda a contatto con la CO2 sequestrata potrebbero subire un forte processo di acidificazione con effetti devastanti per l’ambiente.
[...] Non ultimo dei problemi è infine il fatto che i costi di gestione di un impianto del genere potrebbero essere particolarmente alti.
Siamo inoltre certi che le miniere abbandonate del Sulcis, sulle quali fra l’altro vi è da tempo un progetto per la loro valorizzazione, siano dei luoghi adatti oltre che sicuri?
Al di là delle iniziative in ambito nazionale, rimanendo in Italia esiste il caso del comune di Ferrara, che ha commissionato uno studio di fattibilità sul progetto. Racconta Ferrara Blog:
Ridurre l’emissione in atmosfera di anidride carbonica. E’ questo l’obiettivo dello studio di fattibilità che il Comune di Ferrara intende commissionare alla società Massa, partecipata da Cnr e Università di Firenze, con l’obiettivo di applicare ai camini industriali una tecnologia in grado di catturare l’anidride carbonica, sequestrarla e convogliarla nel sottosuolo. [...] “Nell’imminenza dell’avvio della centrale a turbogas mi sembra importante valutare l’adozione di un sistema di abbattimento dei gas”. Ferrara sarebbe la prima realtà italiana a dotarsi di un simile strumento.
Ma c’è chi avanza dei dubbi sulla praticabilità su larga scala del sequestro dell’anidride carbonica, in base a una serie di obiezioni di non minor conto. Leggiamo su Aspoitalia:
1° non è possibile sequestrare la CO2 emessa dalle auto
2° non è possibile sequestrare la CO2 dalla piccola -media industria
3° non è possibile sequestrare CO2 dagli impianti di riscaldamento
RIMANE la CO2 emessa dai grandi impianti tipo centrali elettriche (diciamo meno del 15% del totale)
4° è stato proposto di immagazzinare la CO2 sequestrata
[...] 4b) non ci sono fondali così profondi nel Mediterraneo, salvo tre (relativamente piccole) zone nel Tirreno, tra Sicilia e Grecia e sotto Creta.
4c) oppure in pozzi di petrolio/gas ormai svuotati. Anche qui bisognerebbe essere sicuri che poi la CO2 rimane imprigionata per almeno 2000 anni e questo non è garantito da nessuno. Chi era nella prospezione petrolifera sa già di pozzi petroliferi che si sono aperti a causa dei movimenti tettonici e che stanno perdendo il petrolio (uno mi sembra che sia dalle parti delle Tremiti).
5° si può immagazzinare solo se avete a portata di mano pozzi esauriti o oceani.
6° quindi la CCS è adatta solo in poche regioni del mondo a meno di prevedere lunghi trasporti dal sito di produzione a quello di immagazzinamento.
7° conclusione quantitativa: se mettiamo in conto perdite termodinamiche e altre forse si potrebbe sequestrare il 2 o 3 % della CO2 emessa. Se si tiene conto dell’ aumento delle emissioni necessario per le operazioni di cattura, trasporto e immagazzinamento, si scende a 1 o 2%. onfronto: in Italia un serio programma di efficienza energetica ci porterebbe entro pochi anni a ridurre le emissioni di un 20%; ridurre le importazioni di petrolio del 20%; ridurre la nostra dipendenza dall’ estero di quasi il 20%.
8° Il trasporto si può fare con gasdotti ad alta pressione; ma esiste anche la soluzione demenziale: liquefare la CO2, caricarla su autobotti e poi comprimerla nel pozzo. ENI e ENEL hanno scelto la soluzione demenziale.
9° è demenziale perchè il trasporto con gasdotti è costoso e aumenta il prezzo del kWh, ma quello con autobotti è costosissimo. Le autobotti dovrebbero essere ad alto isolamento termico come quelle utilizzate per l’azoto liquido – non è la stessa cosa che trasportare vino. Una stima conservativa dice che il costo (non so il prezzo all’utente) del kWh prodotto a Brindisi e immagazzinato a Cortemaggiore-Piacenza sarebbe tra due e quattro volte maggiore del costo attuale .
Oltre ai limiti tecnici, recentemente si è aggiunta anche una nuova variabile: la reazione della popolazione che abita intorno alle aree interessate dal progetto.
Blogeko racconta ciò che sta avvenendo in Olanda:
La cittadina olandese di Barendrecht si sta fieramente ribellando al sequestro dell’anidride carbonica nel sottosuolo previsto nelle vicinanze dell’abitato.
[...[] Le critiche a questi progetti vertono su questi punti: la tecnologia non è ancora collaudata; l’anidride carbonica potrebbe “evadere” dal sottosuolo ed entrare ugualmente nell’atmosfera; la cattura dell’anidride carbonica assorbe il 30% dell’energia prodotta dalla centrale, con evidenti ripercussioni sul costo dell’energia disponibile per altri usi: meglio allora incentivare il risparmio energetico, l’efficienza energetica e le energie pulite.
In base a un progetto del Governo olandese e della Shell, a partire dal 2011 verranno immesse 10 milioni di tonnellate di anidride carbonica in due giacimenti di gas esausti situati nel sottosuolo di Barendrecht, a due chilometri di profondità.
[…] Gli esperti dicono che gli ex giacimenti di gas costituiscono una tomba sicura per l’anidride carbonica. I residenti a Barendrecht fanno presente che, mescolata con l’acqua del sottosuolo, l’anidride carbonica può formare un acido debole, in grado però di corrodere le rocce.
Cosa accadrebbe se l’anidride carbonica uscisse all’improvviso e in grande quantità? La gente di Barendrecht ricorda cosa accadde in Camerun nel 1986: emissioni copiose (ma naturali) di anidride carbonica provenienti dal lago vulcanico Nyos uccisero 1.700 persone nei villaggi limitrofi
In definitiva sembrerebbe che le potenzialità del progetto siano grandi, ma che sia ancora presto per immaginare di utilizzare questa tecnologia su larga scala. E soprattutto che lo stoccaggio dell’anidride carbonica non può essere visto come una panacea universale che permetta di continuare sulla strada percorsa finora senza preoccuparsi delle conseguenze ambientali.