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ENERGIA DA BIOMASSE LEGNOSE

ENERGIA DA BIOMASSE LEGNOSE - Solar Enola
ENERGIA DA BIOMASSE LEGNOSE, L’ANALISI DI RGE
«DAI PIOPPETI ANCHE 20 MEGAWATT PER ETTARO»
 
 
Angelo Scaravonati, presidente di Rinnova Green Energy e partner di Bioenergy Expo, Salone dedicato alle energie da fonte rinnovabile in agricoltura, fa i conti sulla filiera delle biomasse legnose, per capire quanto conviene alle imprese agricole. Dai pioppi coltivati in «Medium rotation forestry» all’energia termica ed elettrica, la convenienza economica c’è, considerati anche i finanziamenti nei Piani di sviluppo rurale (fino al 40 per cento delle spese sostenute) e dallo Stato per la produzione di energia verde: 280 euro per Megawatt prodotto. A Bioenergy Expo sarà presente un’area dinamica per illustrare la filiera legno-energia.
 
Verona, dicembre 2009. Energia dalle biomasse legnose. Angelo Scaravonati, presidente Rinnova Green Energy (RGE)  partner di Bioenergy Expo, il Salone dedicato alle energie da fonte rinnovabile in agricoltura (4-7 febbraio, Veronafiere, in concomitanza con Fieragricola), indica la rotta: «Nella filiera legno-energia  gli approvvigionamenti dal bosco o dal sottobosco sono costosi, scarsi e di uso prettamente locale e, soprattutto, andrebbero a depauperare le foreste. Indispensabile, per evitare facili illusioni e costruire un concreto modello di sviluppo di sistema, affidarsi al metodo Mrf, cioè Medium rotation forestry» da colture dedicate.
In altri termini, biomasse legnose ad accrescimento rapido, coltivate per quattro-cinque anni. Ovvero quanto dura il ciclo di crescita di queste piante, «assolutamente coltivabili in tutta Italia». Più precisamente con una convivenza, per evitare problemi di monospecificità e fitosanitari, di pioppo ed olmo (o salice o anche platano) nel Nord e Centro Italia, fino all’Umbria. Nelle regioni meridionali, intervallando invece una coesistenza fra pioppo ed eucalyptus. Accanto a queste essenze arboree, tuttavia, non si può non menzionare la canna (Arundo donax), che – ancora a livello sperimentale - sembra registrare le migliori performance fra le essenza erbacee.
Accanto alla strada della «Medium rotation forestry», un’altra accortezza necessaria per contenere i costi riguarda una impostazione di filiera corta, con la cippatura delle piante direttamente in loco a fondo campo (cippatura estiva) o con operazioni di lavorazione per un utilizzo immediato.
Angelo Scaravonati, profondo conoscitore del settore delle fonti energetiche in agricoltura, con una specializzazione nel segmento delle biomasse legnose, traccia anche una sintesi in chiave economica, ben sapendo che l’indice di gradimento delle nuove sfide (anche in ottica di energia sostenibile) convive con una convenienza sul fronte dei bilanci aziendali.
La green economy, dunque, secondo Scaravonati deve necessariamente coniugare aspetti ambientali ad esigenze di business. Corollario imprescindibile alla sopravvivenza stessa delle aziende agricole. «Sulla questione non possiamo dimenticare che attualmente gli imprenditori agricoli possono contare su finanziamenti pubblici fino al 40 per cento delle spese presentate, grazie ai Piani di sviluppo rurale», dichiara Scaravonati.
L’analisi economica parte dai dati produttivi e dai nuovi cloni di pioppo, «selezionati proprio per un accrescimento quadri/ quinquennale ed una produzione anche di 200 tonnellate ad ettaro nei 5 anni ed un investimento compreso fra le 1.100 e le 1.600 piante/ha». Con un’avvertenza: «Il sovraffollamento delle piante influisce negativamente sulle difese fitosanitarie, meglio non esagerare nel rapporto fra piante e superficie».
Il vantaggio della coltivazione del pioppo per uso energetico riguarda anche un risparmio indiretto per l’imprenditore agricolo, che per cinque, dieci o 15 anni non compie particolari lavorazioni meccaniche sul terreno con indubbi vantaggi sia di carattere economico che, soprattutto, ambientale.
Un altro aspetto da non trascurare è l’interessante bilancio energetico di questa nuova tecnica colturale (rapporto fra energia in entrata e quella prodotta), che pone questo modello ai vertici di convenienza. Non ultimo la sottrazione di CO2 e la relativa produzione di ossigeno non paragonabile a nessuna altra coltivazione agraria.
Quanto costa produrre cippato per bioenergia? «Su per giù siamo intorno ai 40 euro la tonnellata – calcola Scaravonati – con una produzione annua che oscilla fra le 30 e le 40 tonnellate l’ettaro/anno di tal quale».
Dalla produzione di biomassa all’energia. Il «pci», cioè il «potere calorifico inferiore» del pioppo, al 50 per cento di umidità, si aggira intorno alle 2.000 calorie. Ne consegue che il potenziale della resa energetica del pioppo, senza calcolare l’energia termica sprigionata, è di oltre 20 Megawatt all’ettaro. «I conti si fanno molto rapidamente, se si pensa che solamente il contributo omnicomprensivo per la produzione di energia verde è di 280 euro per Megawatt».


 
 

Un'esperienza......

Il cartello nella piantagione di pioppi a ridosso del supercarcere, sembra uno come tanti, di pubblicità. Invece racconta una storia di imprenditoria avanzata e di nuove frontiere: l'agroenergia. E racconta anche che in Italia tra i leader c'è anche un'azienda di Acquasparta, impegnata in una rivoluzione a più facce: è l'Atena, portata avanti dalla passione e dall'impegno di un padre e figlio, Renato e Sebastiano Cami, insieme ad altri soci. Una rivoluzione?
"Semplice! La nostra idea si basa sulla conversione di parte delle colture agricole verso specie vegetali dedicate o attraverso il recupero di residui agricoli che oggi rappresentano un costo di smaltimento"
spiega Renato Cami. Tutto questo diventa materiale da bruciare in apposite caldaie per l'energia sia elettrica che termica o refrigerante.
"Il progetto è così tanto piaciuto sia al Ministero dell'Ambiente che alla Commissione Europea della sostenibilità che a febbraio di quest'anno abbiamo vinto una sorta di oscar del settore."
L'idea che parte da Renato, agronomo, da sempre in giro nelle campagne e da sempre con il pallino della recupero energetico. Qualche anno fa in Toscana dirigeva una mega azienda agricola e lì ha compiuto i primi esperimenti:
"Il cippato era secondo me l'elemento da cui si poteva partire per fare energia, per fare caldo - freddo, un ciclo che poteva andare bene in tutte le stagioni. Ed il cippato poteva venire da tante piante, a cominciare dagli scarti delle potature. Però il pioppo era l'ideale: ci abbiamo puntato, ne abbiamo selezionato il tipo, l'abbiamo piantato: dopo due anni lo raccogliamo."
Hanno addirittura inventato, per abbattere i costi, una macchina che automaticamente pota i pioppi e poi li taglia alla misura voluta, alla misura della caldaia. E la macchina è così efficiente che il Comune di Roma gli ha affidato la pulitura degli argini del Tevere in centro.
Ad Acquasparta la sede aziendale è diventata la vetrina per come si costruisce il cippato, per come funziona:
"Abbiamo un accordo con il comune per il quale recuperiamo tutte le potature, togliendo ogni onere al pubblico, e le adoperiamo, anziché buttarle vie, per il nostro teleraffrescamento."
Ma sono le colture intensive del pioppo che interessano all'azienda:
"é questa una soluzione semplice che in Umbria potrebbe essere usata quale alternativa al "dopo tabacco" - spiegano i Cami - potremmo mettere a coltura migliaia di ettari per scopo energetico con grandi risparmi di soldi e di inquinamento: insomma potremo piantarci il nostro petrolio."
17/02/2010 13:44 commenti (0)