In vista della trasmissione, alla Commissione europea, del Piano di azione Nazionale per le energie rinnovabili, che contiene la strategia indicata dal governo per conseguire l’obiettivo di produzione di energia da fonti rinnovabili indicato dalla direttiva 2009/28/CE (ossia 17% di produzione da FER sul consumo totale di energia e 10% sul consumo totale di carburanti), le associazioni di categoria, chiamate al proposito dal Ministero dello Sviluppo, hanno presentato le proprie considerazioni.
Tra le osservazioni inviate, Aper (Associazione nazionale produttori di energia da fonti rinnovabili) , ritiene che il Pan rappresenti «un punto di partenza importante su cui far convergere le aspettative e le richieste dei vari operatori al fine di individuare le azioni più opportune per supportare una crescita dello sfruttamento delle fonti rinnovabili in linea con gli obiettivi comunitari, ma soprattutto con le potenzialità di un settore che avrà un ruolo sempre più centrale a livello globale, e su cui è fondamentale che l’industria nazionale giochi un ruolo di primo piano».
Ma pur apprezzandone l’approccio ne rileva alcune lacune. «Entro il 2020 in base al Pan- riassume Aper - dovremo produrre da fonti rinnovabili, solo di energia elettrica, più di 105 miliardi di kWh/anno, quando nel 2005 ne abbiamo prodotta per 56 miliardi. Poi occorre triplicare la produzione di energia termica (caldo/freddo) e moltiplicare per 7 la produzione di biocarburanti. Inoltre dovremo cercare di contenere i nostri consumi di energia primaria ai livelli attuali (131 Milioni di Tep)».
Per Aper gli obiettivi individuati dal Pan sulla produzione di energia da fonti rinnovabili rappresentano “una sfida ambiziosa, ma fattibile”, che si potrà vincere però solo rimuovendo “realmente ed una volta per tutte gli attuali ostacoli, primi tra tutti quelli di tipo burocratico/autorizzativo e relativi allo sviluppo della rete elettrica che attualmente impediscono la certezza e la stabilità delle prospettive di investimento nel settore
E allora, scrive Aper, si dovrebbe cominciare con il rimuovere gli ostacoli che ancora intralciano il settore, a partire dalle linee guida nazionali per l’autorizzazione unica degli impianti a fonti rinnovabili in attuazione dell’ art. 12 del D-Lgs 387/03, non ancora varate; dalla ripartizione a livello regionale degli obiettivi nazionali del Pan, i cosiddetti burden sharing; dall’intensificazione degli investimenti nella pianificazione e nello sviluppo delle reti elettriche, smart grid incluse, per risolvere i problemi di ricevimento e distribuzione dell’ energia; dall’approvazione del nuovo decreto in conto energia per il settore fotovoltaico per il periodo successivo al 2010, sino ad una riforma organica efficace ed efficiente dei sistemi di sostegno delle rinnovabili e dell’efficienza energetica nell’ ambito del decreto di recepimento della direttiva 2009/28/CE da completarsi entro dicembre 2010.
Ma prima ancora, dice ancora Aper, è necessario stralciare i due provvedimenti previsti agli «articoli 45 e 15 dell’ attuale manovra straordinaria (Dl 78/10) che aboliscono il ritiro eccedentario dei certificati verdi da parte del Gse (squilibrando così totalmente il principale strumento di mercato a sostegno delle rinnovabili elettriche) e praticamente raddoppiano il canone Idroelettrico» e che sono in «completa contraddizione con gli obiettivi sopra ricordati».
Anche il Gifi (Gruppo imprese fotovoltaiche italiane) che rappresenta i fornitori di tecnologie per sistemi fotovoltaici, ha presentato le sue osservazioni al Pan, e le rilevazioni che sostanzialmente fa riguardano le proiezioni al 2020 per quanto riguarda il solare fotovoltaico.
Nel documento, sottolinea Gifi, le proiezioni al 2020 dell’installato solare fotovoltaico sono stimate in 8.000 MW, che rappresenta a malapena il tasso di crescita del 5% annuo quando il tasso di crescita medio del mercato mondiale del fotovoltaico oscilla da anni tra il 30 e il 40% all’anno.
E ricorda che da un recente studio dell’Università di Padova «emerge chiaramente che con un tasso di crescita molto prudenziale (rispetto all’evoluzione del mercato mondiale) del 16% circa all’anno, nel 2020 in Italia si raggiungerebbe un parco installato di almeno 15.000 MW».
Sulla base di queste considerazioni Gifi chiede quindi che venga corretta la stima relativamente all’installato al 2020 del solare fotovoltaico da 8000 MW come scrive il Pan a 15.000 MW, come dallo studio citato.
Fiper insieme a Anci, Cia, Confagricoltura, Aiel, Itabia, Legambiente, Uncem, hanno scritto una lettera al Ministero dello Sviluppo Economico chiedendo di stilare, insieme agli obiettivi quantitativi, un quadro coerente di criteri di priorità e di incentivi per le biomasse che da una parte dia certezze agli operatori e agli agricoltori sugli investimenti da qui al 2020, e che dall’altra premi realmente la produzione agricola e l’efficienza energetica delle filiere.
Nella lettera si invita dunque a non più ignorare la specificità di questa fonte energetica indissolubilmente legata all’uso del suolo e al lavoro agricolo (ossia di chi coltiva e raccoglie la materia prima nei campi, nei boschi o nelle aziende zootecniche) e, di conseguenza, alla produzione di cibo, alla fertilità e agli stock di carbonio nel terreno, alla qualità delle acque di falda e non ultimo al reddito degli agricoltori.
Mantenere saldo il legame
Il problema, affermano le associazioni, è che la produzione di biomasse non andrebbe dissociata da quella agricola tradizionale a fini alimentari. Al contrario, l’esigenza di mantenere un saldo legame con la produzione agricola è tanto più pressante in un periodo di grave crisi dell’agricoltura italiana ed europea. Tra riduzione dei premi comunitari e calo dei prezzi delle derrate alimentari, la produzione di energia da rinnovabili nelle aziende agricole, grazie agli attuali criteri di premialità, rischia di trasformare la sua finalità originaria, ossia di attività integrativa del reddito dell’agricoltura, in quella di attività sostitutiva dell’agricoltura.
Inoltre, le biomasse di origine agricola, zootecnica e forestale possono dare un contributo determinante al conseguimento dei due obiettivi – come del resto risulta dalla bozza di Piano presentata dal MISE – in particolare per i fabbisogni termici e soprattutto per la produzione di carburanti alternativi, settore in cui allo stato attuale dell’arte il loro ruolo risulta esclusivo.
Anche le organizzazioni del lavoro hanno detto la loro. “La Cisl, - fanno sapere i segretari confederali Gianni Baratta e Fulvio Giacomassi, - ritiene prioritria in questa fase la costituzione immediata di una cabina di regia per la messa in opera del Piano di azione nazionale presso la Segreteria tecnico-scientifica del Ministero dello Sviluppo Economico con la partecipazione di tutti i più importanti protagonisti delle istituzioni, ministeri coinvolti e Regioni, delle associazioni delle imprese del settore e le rappresentanze delle organizzazioni sindacali dei lavoratori per ottimizzare i risultati industriali ed occupazionali insieme alla realizzazione degli obiettivi del 3×20 definiti dall’Unione Europea.
La Cabina di Regia di livello nazionale deve trovare precisi corrispondenti sia in ambito europeo presso la Commissione europea sia ai livelli regionali in ambito nazionale. Questa è l’indicazione più significativa che la Cisl nazionale ritiene di sostenere in questa primissima fase nella consultazione sul Piano di Azione nazionale sulle Energie Rinnovabili condotta positivamente dal Ministero dello Sviluppo Economico, insieme al Ministero dell’Ambiente“.
“In questo quadro – concludono Baratta e Giacomassi – la Cisl nazionale risottolinea la necessità di cancellare l’attuale articolo 45 della manovra economica concernente i certificati verdi“.